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Come riconoscere i Crostacei

L’anno scorso, con l’Expo, tutti a domandarsi: mangeresti una cavalletta o un grillo? Fra le risposte più sentite: “perché no, in fondo somigliano ai gamberi”.

Passione condivisa: sul banco della pescheria sono spesso i prodotti più ambiti. A patto di sceglierli bene e, una volta a casa, trattarli nel modo corretto.

Non commettete questi 5 errori, se non volete sciupare irrimediabilmente tanta bontà.

 

  1. Non saperli riconoscere

Sono tanti, lo sappiamo. Alcuni molto simili fra loro. Ma le macrocategorie non sono difficili da individuare.fotorobica2

Hanno le chele e la coda a ventaglio gli astici e gli scampi. Sempre coda a ventaglio, ma lunghe antenne al posto delle chele caratterizzano le aragoste. Antenne anche per tutta la famiglia di gamberi e mazzancolle, con la codina appuntita.

Eccezione i gamberi di fiume, che hanno anche loro le chele e la coda a ventaglio, come astici mignon.

Le canocchie sono le uniche che non si possono confondere con altri per via di quel colore pallido, la coda piatta ornata da due macchie nere simmetriche e le due chele ai lati della testa che sembrano alucce (invece servono per ghermire le prede).

Poi ci sono i tondeggianti, genericamente chiamati granchi: granciporri, dalla corazza liscia e rosata con grosse chele; tenaglie anche per i favolli, rosso scuro e bitorzoluti; ha il dorso “spinoso” anche la granseola, la più pregiata, di un classico rosso aragosta, con chele sottili.

 

  1. Dare occhiate frettolose

foto3orobicaRiconoscere la freschezza è ciò che più manda in crisi il dilettante. Posto che il crostaceo vivo si riconosce perché si muove, si tratta di un’evenienza più comune sui moli o nei mercati dei porti di mare: solo rare volte, sui banchi cittadini, tocchi un granchio e quello – zac! – reagisce all’istante.

Si crede poi che le canocchie siano sempre freschissime perché, fra tutti i crostacei (a parte quelli grandi che nuotano nelle vasche) sono spesso semoventi nella cassetta. In realtà, è semplicemente perché resistono fuori dall’acqua più a lungo degli altri.

Sì, anche aragosta e astice sono venduti vivi e ben longevi. E non vi racconteremo nei dettagli di quella volta in cui uno di questi signori sopravvisse a un viaggio in macchina chiuso nell’involto della pescheria, a ventiquattro ore in frigo sempre chiuso nell’involto della pescheria, per poi saltare fuori ben vispo mentre l’acqua, sul fornello, gorgogliava…

Segni che devono far evitare l’acquisto sono odore di ammoniaca (lo sviluppano man mano che deperiscono) e parti annerite: testa e poi zampette diventano scure man mano che passa il tempo. E infatti i crostacei non più freschissimi sono venduti senza testa.

Il colore eccessivamente brillante potrebbe denunciare l’utilizzo di solfiti, aggiunti per prolungarne la conservazione. Però, come tutti gli additivi, devono essere indicati in etichetta: leggete!

C’è una soluzione facile a questi problemi: comprate i crostacei esclusivamente da Orobica Pesca.

 

  1. Pulirli male

La pulizia non è difficile, ma richiede una certa pazienza e ed è diversa da una bestia all’altra.

foto4orobicaI più facili da trattare sono gamberi e scampi.

Se staccate le teste, basta sciacquarle e neanche troppo (al loro interno sono raccolte sostanze ricchissime di gusto, vedi punto 4).

Se volete sgusciare, è sufficiente tagliare con le forbici lungo schiena o ventre, allargare ed estrarre la polpa.

E qui casca l’asino: gente che prende la coda sgusciata e la butta in pentola. Non si fa se prima non avete eliminato il filetto nero: potete afferrarlo dalla parte della testa, oppure incidere a metà del dorso, con la punta di un coltellino e, individuato l’intestino, sfilarlo con uno stecchino.

Aragoste, astici e granchi si puliscono dopo cotti estraendo la polpa da corpo e chele.

Alcuni molto bravi riescono a sgusciare a crudo le canocchie: se avete tempo e manualità, liberissimi di provare.

 

  1. Gettare gli scarti

scartiMettete che per una ricetta o un ripieno vi serva solo la polpa. Non butterete via, vero, teste e carapaci? Soprattutto le prime racchiudono tutto il gusto del crostaceo.

Anzi: non sappiamo quale sia la vostra ricetta ma se cuocete la sola polpa nuda saprà di poco.

Quindi, dateci retta: usate gli scarti per fare un fondo, tostandoli in padella e allungando con fumetto di pesce, vino bianco o semplice acqua. Vi basta sciacquarli e, in caso di esemplari grossi, eliminare gli occhi che pare siano amari.

Così si fa la classica bisque con scalogno e una punta di pomodoro, ma anche un semplice soffritto con aglio, olio, prezzemolo.

Lasciate cuocere il vostro intingolo a lungo, anche venti o trenta minuti, avendo l’accortezza che resti sempre umido.

Spegnete, filtrate schiacciando e rompendo i resti nel colino, restringete all’occorrenza ancora un poco e usate questo nettare come base per una salsa, per insaporire la maionese home made con cui accompagnare un fritto o semplicemente, goccia a goccia, come guarnizione al piatto.

 

  1. Cuocerli troppo

Questo è davvero imperdonabile. Se passa di cottura, la carne soda e succulenta dei crostacei diventa asciutta e filacciosa.

cuocerliQuale che sia la tecnica scelta, dal vapore alla griglia, il crostaceo è pronto nell’istante in cui il guscio cambia colore: gamberi, scampi e canocchie non vogliono più di 2-3 minuti, aragoste e astici di medie dimensioni 8-10, i granchi più grossi al massimo una ventina.

La polpa deve essere appena opaca, ancora leggermente traslucida e, soprattutto, soda ed elastica.

Non sbagliate o vanificherete tutti gli errori scansati fin qui. E sarebbe un delitto

 

E se avete qualche altro dubbio non esitate a chiedere consigli ai nostri commessi.